About

Nelle mie opere evidenzio il doppio movimento che il tempo opera nel cancellare e nell’aggiungere i segni del suo passaggio. Scelgo materiali e  tecniche “labili” richiamando la legge inesorabile del mutamento e del divenire che governa gli uomini e le cose: realizzo dipinti a tempera usando terre e ossidi naturali miscelati ad acqua e gomma arabica o colla di coniglio molto diluite, gesso non fissato ed esposto ad agenti atmosferici; realizzo installazioni con elementi biologici vivi che si evolvono, crescono e muoiono. Le mie opere sono delle nature morte “vanitas” concettuali e contemporanee e come le nature morte seicentesche ricordano la fragilità e la caducità del mondo che ci circonda. Nella mia interpretazione del concetto di “vanitas” creo forme geometriche, prospettive,  anamorfosi. Le immagini che mi appartengono sono rigide e  rigorose ma in realtà celano l’errore, il nonsenso percettivo, la piccola deformazione. Il fascino della razionalità, la sua tensione verso la comprensione logica del mondo che ci circonda è vanificata dall’errore, dall’imprevedibilità, dall’illusione percettiva. Uno dei materiali che prediligo è il ghiaccio trasparente o colorato: le opere di ghiaccio sono composte da lettere o da forme geometriche e hanno un tempo vitale di qualche ora. La loro storia  viene registrata fotograficamente e mediante la realizzazione di un video in  timelapse, che mostrerà nell’arco di pochi minuti l’evoluzione dell’installazione e la sua scomparsa. Le mie opere sono accelerazioni di tempo, a volte inesorabilmente veloci, a volte leggere e appena accennate, mutazioni gentili in attesa della loro fine. Il loro deterioramento, e la loro  evoluzione naturale però, entrano direttamente in collisione con l’altra faccia del tempo: l’eternità, o meglio, il desiderio di fissare il tempo in eterno, che  trova nelle tecnologie digitali la propria realizzazione.

In my the “works to the end” I deal with the double movement that time makes by deleting and adding the marks of its passage. The choice of labile techniques and materials, refers to the inexorable law of change and becoming, witch governs mankind and things. In my paintings I use tempera colours with a minimum amount of Arabic gum, not fixed chalks, exposed to atmosphere agents. I create installations with living biological elements that evolve, grow and die. My works are conceptual and contemporary still lifes “vanitas” and like the seventeenth-century still lifes they recall the fragility and transience of the world around us. In my interpretation of the concept of “vanitas” I create geometric shapes, perspectives, anamorphosis. The images that belong to me are rigid and rigorous but actually they conceal the error, the perceptual nonsense, the small deformation. The charm of rationality, its tension towards a logical understanding of the world around us, is frustrated by error, unpredictability, perceptual illusion. One of my favorite materials is transparent or colored ice: the ice works are composed of letters or geometric shapes and have a vital time of a few hours. Their story is recorded photographically and through the creation of a timelapse video, which will show the evolution of the installation and its disappearance in a few minutes. My works are accelerations of time, sometimes inexorably fast, sometimes light and barely mentioned, gentle mutations awaiting their end. Their deterioration, and their natural evolution, however, directly collide with the other side of time: eternity, or rather, with the desire to fix time forever, which finds its fulfillment in digital technologies.